Un
fascio di raggi X laminare, collimato a 110 mm di larghezza x 4 mm di altezza
da un sistema di fenditure, viene riflesso due volte da un doppio cristallo
monocromatore il cui angolo di inclinazione rispetto al fascio determina
l'energia selezionata (riflessione alla Bragg).
Dopo il monocromatore ed una nuova collimazione (non
indicata) una camera a ionizzazione permette di misurare l'intensità
del fascio per poter controllare il flusso di raggi X che colpisce il campione.
Il campione stesso è montato su di un apposito supporto dotato,
fra l'altro, di una movimentazione verticale controllata a distanza che
permette di eseguire un movimento di scansione del campione attraverso
il fascio.
Infine, il rivelatore al silicio, fisso rispetto al
fascio ed allineato con esso, presenta ai fotoni incidenti una griglia
di pixels (ciascuno delle dimensioni tipiche di 200 micron x 300 micron)
che copre la sezione del fascio ed è dotato di una catena elettronica
di lettura che permette di contare quanti fotoni incidono su ciascun pixel
in un dato intervallo di tempo. Questa informazione permette di ricostruire
un immmagine radiografica digitale del campione.